Come si giunge alla diagnosi di malattia di Crohn?

Gli elementi essenziali per la diagnosi di malattia di Crohn includono la raccolta dei sintomi, l’esame delle feci, gli esami del sangue, gli accertamenti radiologici ed endoscopici (ileocolonscopia ed eventualmente la gastroscopia o la enteroscopia con videocapsula) e la biopsia intestinale. Nessun elemento, da solo, è sufficiente per una diagnosi di certezza.

Gli esami di laboratorio evidenziano comunemente anemia, trombocitosi (eccesso di piastrine), aumento della VES (velocità di eritrosedimentazione) e della PCR (proteina C reattiva), che indicano infiammazione in corso. La calprotectina fecale, un esame di facile esecuzione oggi sempre più impiegato, si correla bene con l’attività della malattia nell’intestino, principalmente a localizzazione colica, mentre può risultare negativa nelle localizzazioni più alte.

Indagini radiologiche quali la risonanza magnetica (RM), la tomografia assiale computerizzata (TAC) e l’ecografia intestinale aggiungono informazioni ai risultati dell’endoscopia e aiutano a individuare e determinare l’estensione dell’infiammazione, l’interessamento parietale e la presenza di restringimenti o di fistole e ascessi.

Come si giunge alla diagnosi di malattia di Crohn?
Più in dettaglio:

La colonscopia con visualizzazione dell’ileo e con biopsia intestinale serve a valutare lo stato della mucosa intestinale e a valutare se, a livello microscopico, ci sono aspetti tipici dell’infiammazione cronica. È essenziale per la diagnosi.

L’ecografia delle anse intestinali permette di valutare la parete intestinale in maniera non invasiva per escludere o diagnosticare complicanze da malattia.

La risonanza magnetica addominale mirata allo studio dell’intestino (entero-RM) permette di localizzare l’infiammazione, di valutare eventuali complicanze e di valutare l’estensione e l’attività infiammatoria. È una procedura non invasiva che non espone a radiazioni ionizzanti. La risonanza magnetica è anche l’indagine di prima scelta nella diagnosi e valutazione della malattia perianale.

La TAC addominale mirata allo studio dell’intestino (entero-TAC ha lo stesso valore diagnostico della risonanza ma dev’essere utilizzata con cautela poiché espone ai raggi X.

L’esofagogastroduodenoscopia serve a valutare se esiste una localizzazione di malattia a livello della parte alta del tratto digerente (esofago, stomaco, duodeno).

L’enteroscopia con videocapsula è una metodica endoscopica non invasiva utile per diagnosticare lesioni del piccolo intestino che non sono accessibili con la colonscopia. È limitata dall’impossibilità di fare biopsie e dal rischio di ritenzione, in caso di stenosi intestinali.

L’esplorazione chirurgica sotto anestesia è una metodica chirurgica che va impiegata in casi selezionati di malattia perianale. È assieme diagnostica e curativa.

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